ALESSIA
Entrare a Rebibbia femminile è stata un’esperienza nuova per me, oltre alla consegna degli assorbenti a giugno non ero mai stata in un carcere di donne ed era tanto che non entravo in carcere per i progetti in generale.
Corridoi e porte pesanti, blindate. Si muovono lente e ti lasciano con quel pensiero inquietante del chissà se mi ci schiacciano in mezzo passando. Alla fine è sempre lo stesso ambiente, anche se i posti cambiano. Magari cambiano i colori che dal rosso della Terza Casa, qui passano al blu.
Giovedì 21 agosto siamo entrat3 a Rebibbia femminile, eravamo io e Francesco.
Assorbire il cambiamento è il progetto inserito in POSTER: Oltre gli stereotipi, coordinato da AIDOS, che seguiamo ormai da due anni e che prevede, come si è scritto più volte in questi mesi, oltre che la raccolta di assorbenti, anche incontri laboratoriali in cui sostanzialmente si parla di ciclo mestruale.
Si parla di mestruazioni, di sangue, di strategie di gestione, della scelta dei prodotti, del costo degli assorbenti, delle singole problematiche legate alle condizioni socio-economiche o biologiche che si possono incontrare nel vivere il ciclo mestruale. Fuori e dentro il carcere.
A Rebibbia femminile come si vive il ciclo mestruale?
Già qualcuna ne aveva parlato. L’anno scorso, Rosaria mi aveva detto che a molte il ciclo in carcere si blocca. Giovedì però quando siamo entrat3 a Rebibbia femminile ne abbiamo avuto ulteriore conferma.
La carcerazione blocca il ciclo. Almeno a 8 persone su 9 incontrate. Nell’ascoltare quelle parole resto in silenzio, spiazzata.
“A me non viene da 6 mesi”
“A me la scorsa carcerazione si è bloccato per tre, poi è ricominciato normale”
Non riesco a non pensare a come e quanto l’istituzione agisca sul corpo: secca le ovaie e arresta il flusso vitale. Come se il corpo, per primo, si proteggesse dall’impatto stravolgente dell’essere privato della libertà.
E c’è stata poi chi ha raccontato di esperienze singolarmente negative, dovute a una gestione medica superficiale di problematiche ginecologiche personali che ha causato in alcuni casi la perimenopausa (a 33 anni).
A tutto questo non c’è alcuna risposta. Nonostante pare il fenomeno sia ricorrente non se ne parla, o se lo si fa, se ne parla solo “fra di loro”. Così ha scritto una ragazza alla fine del laboratorio. S’impone quindi ai nostri occhi e alle nostre orecchie l’evidente necessità di dar attenzione e portare alla luce una realtà disturbante: in carcere il ciclo si blocca! E bisogna andare a fondo alla questione.
Sono state queste le storie che ci siamo portat3 dietro da Rebibbia femminile giovedì scorso, sono tante le domande sorte, tante le sfide accolte.
Alle donne incontrate a Rebibbia femminile, grazie per averci affidato le vostre problematiche mestruali. Capiremo cosa fare.
Tornerò presto a raccontarvi di altri incontri e altri laboratori.
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