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ALESSIA

Come sopravvivere al caldo asfissiante di questi mesi in carcere? Già la scorsa estate, Antigone scriveva delle condizioni di inadeguatezza con le quali le strutture penitenziarie italiane si trovano a fare i conti. 

«Alla questione affollamento si accompagnano anche questioni strutturali che riguardano gli istituti. In alcuni l’acqua viene razionata, come ad Augusta, oppure manca del tutto, come a Santa Maria Capua Vetere, che nasce scollegata dalla rete idrica comunale. In questo istituto ai detenuti vengono forniti 4 litri di acqua potabile al giorno mentre per le altre necessità è utilizzabile l’acqua dei pozzi artesiani.»

Il sovraffollamento delle carceri italiani conduce inevitabilmente a una riduzione notevole degli spazi ostici e già ristretti delle celle, il cambiamento climatico in corso che fa parlare dell’Italia in tutto il mondo per le assurde temperature raggiunte in queste ultime settimane, non risparmia di certo neanche l’eterotopia del carcere. Con il termine “eterotopia” abbiamo voluto intendere il carcere, con Michel Foucault, come uno di quei “luoghi reali, riscontrabili in ogni cultura di ogni tempo, strutturati come spazi definiti, ma «assolutamente differenti» da tutti gli altri spazi sociali, dove questi ultimi vengono «al contempo rappresentati, contestati, rovesciati»” (Treccani). Guardando ai numeri, raccolti nel XIX Rapporto di Antigone sulle condizioni di detenzione, a fine aprile 2023 la popolazione detenuta si componeva di 56.674 presenze con un tasso di affollamento medio del 110,6%.

 

«Quanto costerebbe mette un condizionatore come questo pure sopra?» ha detto G osservando il condizionatore della stanza dei corsi in carcere. Abbiamo chiesto ai nostri amici di dentro come stanno affrontando questo periodo infernale tra le mura delle proprie celle. G in particolare sembra non riuscire a sopportare il caldo, chiede al suo compagno B di aiutarlo a rasare tutti i capelli e racconta della sua stanza: con il letto attaccato al muro, un muro spesso che racchiude il calore, percepibile al tatto.

 

La cosa che più mi stupisce dell’ambiente del carcere è sempre la semplicità con cui le persone che lo abitano si ingegnano per rendere le condizioni di vita di dentro più dignitose e il più possibile vicine alla “normalità”. Sono pratiche definibili come tattiche, tutte quelle azioni volte a r-esistere all’interno di un mondo costellato da rigide strategie di controllo e sorveglianza. Così, quando il nostro G si è lamentato per il caldo in carcere, l’amico D gli ha dato la soluzione: «apri la doccia del bagno, la punti sul ventilatore ed è come avere l’aria condizionata in cella. Dopo ti faccio entrare nella mia e ti faccio vedere». 

 

B anche ha affermato di aver utilizzato questa tattica, ma non a cuore leggero, perché «si spreca un botto di acqua così, infatti mi sento in colpa e dopo massimo mezz’ora spengo». Concordiamo con B sullo spreco dell’acqua che sappiamo essere preziosa risorsa a rischio, ma ci chiediamo quali potrebbero essere le alternative ecologiche di sopravvivenza al caldo del carcere?